| IL NOME |
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Nel mondo degli uomini il possesso e l'attribuzione del nome hanno una grande importanza, perché costituiscono elementi fondamentali di distinzione della identità di ciascun individuo.
Il Cane, non solo ignora tutto ciò, ma usa tutt'altri strumenti e codici di identificazione e distinzione di ciascun individuo dall'altro. Per il cane il nome - anche il proprio - è e resta semplicemente un suono che l'uomo potrà insegnargli a collegare con una azione o con un elemento del mondo che lo circonda, senza potergli insegnare quale sia il significato del nome e del suo uso nel mondo degli umani. Il cane vivendo accanto all'uomo sarà in grado di imparare il proprio nome nel senso che imparerà a collegare con se stesso il suono corrispondente al suo nome. In questo caso, se il conduttore lo vorrà, potrà aiutare il cane a collegare questo suono anche con l'azione all'esercizio del richiamo, evitando un comando sostitutivo per questo esercizio. Se decidiamo di utilizzare il nome del cane come un comando, gli attribuiremo necessariamente il significato di "richiamo" e, quindi, il nome diverrà uno dei principali comandi perché sarà utilizzato nei numerosi esercizi che prevedono che il cane ritorni dal conduttore. Come tutti i comandi, pertanto, non dovrà essere pronunciato senza ragione o impartito senza riferimento alla sua specifica funzione. Il nome deve essere, non solo per il cane, ma anche per l'educatore un comando guida per la sua educazione e, in futuro, per l'addestramento. Quando il nome del cane viene pronunciato, ciò assume il significato di richiamo e il cane deve accorrere dal suo compagno. Perché il cane recepisca il proprio nome come richiamo e come comando, questo non deve venire usato indiscriminatamente e cioé non solo non se ne dovrà abusare, ma si farà particolare attenzione a pronunciarlo solo quando il cane sia in condizioni di eseguire il comando-richiamo . Ad esempio accarezzare il cane che é vicino a noi e pronunciare il suo nome non é corretto e non ha significato perché lui é già vicino a noi. In altre parole, se il suo nome per il cane deve assumere il valore di un comando, si dovrà porre attenzione a non mettere mai il soggetto che intendiamo educare, in condizione di non averne chiaro il significato oppure di confonderlo con gli altri comandi che riceverà in seguito nel corso dell'addestramento; di qui l'importanza di un uso proprio e corretto del comando-nome che, quando viene pronunciato, non dovrà mai dimostrarsi a lui sgradito. Chiamare il cane per nome perché venga da noi e poi punirlo é un errore di addestramento: la punizione viene collegata con il nome e questo diventa per il cane un suono di voce non gradito. Se si é adottata la soluzione di identificare il nome del cane con l'esercizio del richiamo, si dovrà fare molta attenzione ad usarlo principalmente anche durante l'addestramento. Un uso istintivo improprio quale, ad esempio, far precedere dal nome del cane un comando da eseguire a distanza, disturba doppiamente il lavoro sul cane perché interferisce su quanto il cane ha già appreso creandogli il problema di dare esecuzione a comandi diversi e contraddittori tra loro. Sentendo il suo nome il cane capirà che deve andare verso il conduttore, ma al contempo l'altro comando impartitogli gli suggerirà un comportamento in conflitto e così il cane non saprà più come comportarsi. Per questo suggerisco, come già suggerito per il guinzaglio, di usare il nome del cane solo per necessità e di far comprendere al cane fin da cucciolo che quando si pronuncia il suo nome deve accorrere perché lo attende qualche cosa di gradevole. Perciò, mai fare uso del nome quando il cane deve essere richiamato per qualche cosa che non avrebbe dovuto fare ed inoltre, in particolare con un cane giovane, mai impartire il rimprovero alterando la voce. Alterare la voce non aiuta il cane a comprendere meglio, ma ottiene di infastidirlo per il tono minaccioso derivante dalla nostra irritabilità, dal nostro nervosismo e della nostra ira della quale egli non comprende e non comprenderà il motivo. Questo comportamento del conduttore é particolarmente controproducente nei confronti del cucciolo o del cane giovane e se ne vedranno le conseguenze al momento di addestrare il soggetto divenuto adulto. Se un cane viene maltrattato dal proprio educatore e tale azione - che come si é detto determina di per se' perdita di fiducia verso l'educatore - viene accompagnata da grida, gesti di nervosismo e così via, il cane memorizzerà questa situazione sgradevole ed il suo comportamento futuro ne risulterà condizionato. Supponiamo, ad esempio, che un giorno questo irascibile educatore abbia bisogno di essere difeso dal proprio cane dopo un eventuale alterco con un'altra persona; non é affatto da escludere che le voci concitate e alterate facciano sì che il cane, anziché difenderlo si allontani da lui per timore, ricordandosi dei precedenti spiacevoli occorsigli con il suo educatore. In questo caso il cane non si allontanerà per codardia, cosa - invece - di cui sarà probabilmente accusato il povero cane dal proprio conduttore, tanto irascibile quanto incapace di rendersi conto di quale sia stato l'evento che ha determinato il comportamento del suo cane: non l'aggressione dell'estraneo, ma l'alterazione del proprio conduttore. Tutte queste cose devono essere tenute costantemente presenti durante la crescita di un cucciolo qualunque sia la razza o l'uso al quale, da adulto, vogliamo adibirlo. |






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