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Pagina 1 di 3 Di Mauro De Cillis - Tratto dalla rivista WorkDogs n.92/aprile 2000
Qual è, in natura il segreto del successo di una specie? Senza dubbio l'adattabilità. Fu per merito della loro superiore capacità di adattamento che i mammiferi ebbero ragione dei grandi rettili preistorici, in apparenza ben più forti ed agguerriti di loro. Quel che accade in natura succede anche sebbene in scala ridotta, nelle razze allevate dall'uomo.

Nel caso specifico delle razze canine è il PASTORE TEDESCO quella che ormai da tempo possiede la leadership incontrastata pressochè in ogni parte del mondo. E' questo proprio a cagione della sua superiore adattabilità. La storia del pastore tedesco coincide con quella dell'ultimo secolo, secolo di gran lunga il più travagliato e mutevole di tutta la storia umana. Secolo che ha visto uno sviluppo tecnologico e scientifico senza precedenti, modificazioni politiche e sociali inconcepibili, catastrofi epocali, inquinamento, genocidio ed esplosione demografica.
Eppure il PASTORE TEDESCO non solo ha saputo resistere a tutti questi terremoti, guerre mondiali incluse, ma ne è uscito ogni volta rafforzato numericamente e qualitativamente. Eppure chi, agli albori della sua storia, avrebbe potuto ragionevolmente prevedere che questo umile cane da gregge, dall'aspetto inizialmente dimesso e non particolarmente accattivante, sarebbe diventato, nell'arco breve di un secolo, l'indiscusso Re della Cinofilia Mondiale? Forse neppure lo stesso Von Stephanitz, che pure lo ideò e lo sostenne con fede tenace ed incrollabile fino al suo ultimo giorno di vita. Von Stephanitz infatti era convinto della bontà della sua causa ma pensava che questo cane, per quanto di successo in patria, sarebbe rimasto un fenomeno prettamente tedesco e che, al di fuori dei confini della Germania, difficilmente avrebbe incontrato il gusto cinofilo di paesi come la Francia, l'Italia o l'Inghilterra. Soprattutto in quest'ultimo paese infatti, la cinofilia aveva radici antiche e tradizioni illustri. L'allevamento del cane di razza, ad opera di aristocratici facoltosi, appassionati e spesso geniali, quali il Lawerack, era il più avanzato del mondo e aveva già prodotto razze eccellenti e già estremamente tipicizzate, quali il setter, il pointer ed il labrador. L'interesse generale, a quel tempo, era tutto polarizzato sul cane da caccia, l'unico cane che meritasse realmente attenzione, almeno da parte di un gentiluomo. Cosi, già nel 1576, il cinofilo Keye pubblicò in latino l'opera "De canibus britannicis" nella quale proponeva la seguente classificazione: 1) Gentle Kind : ovvero cani da caccia (riporto, ferma e seguito, cani di tipo nobile) 2) Hornely Country: pastori, bovari, mastini (cani di tipo campagnolo) 3) Canish Kind Degenerate: bassotti, barboncini da circo, etc. (cani ringhiosi per gente di basso ceto) Come avrebbe potuto dunque un umile Hornely Country e per giunta tedesco, competere contro gli aristocratici setter e gli scultorei pointer? Le sue probabilità di successo erano evidentemente prossime allo zero. Inoltre l'Inghilterra aveva già a disposizione ottime razze autoctone da pastore, quali il border e il rough collie e alla guardia e alla difesa pensavano già i grandi mastini. Negli altri paesi europei e, in conseguenza, nell'America del Nord, le cose non stavano diversamente. Ma i tempi cambiano e, quando c'è burrasca, sopravvivono i più intelligenti ed i più adattabili. Quali sono le razze più intelligenti e meno specializzate, perciò più adattabili?
I Cani da Pastore Il cane convive con l'uomo da almeno dodicimila anni. Da dodicimila anni veglia sui suoi sonni, lo aiuta nella caccia e lavora con lui nella conduzione del gregge. E' in quest'ultimo impiego però che egli offre il massimo di sè perchè condurre il gregge non è un compito specialistico quale difendere il territorio, fermare o seguire una preda, dividere in modo equilibrato e responsabile l'esistenza quotidiana ma tutte queste cose messe assieme. In tal senso, il cane da pastore rappresenta la somma di tutti gli altri cani. Deve infatti possedere le qualità del cane da caccia (istinto di predazione) per contenere, condurre e, all'occorrenza saper intimidire il gregge. Deve possedere le qualità del cane da guardia e da difesa, per preservare il gregge dalla minaccia dei predatori (eventualmente anche umani). Deve possedere le qualità per poter convivere con il pastore indovinandone con prontezza gli intenti ed eseguendo o addirittura anticipando i suoi comandi e nelle ore di riposto, talvolta perfino sopportando le attenzioni un pò invadenti dei suoi bimbi. Deve insomma, essere un cane equilibrato e, soprattutto, intelligente perchè la vita del pastore è una vita dura che non ammette indulgenze di sorta. Un cane da pastore stupido o anche semplicemente poco equilibrato è un cane condannato alla pena capitale. Così, mentre gli aristocratici cinofili di tutto il mondo selezionavano cani da caccia sempre più perfetti di forme e sempre più specializzati nell'impiego, gli umili pastori si preoccupavano di fissare nei loro cani, resistenza fisica, equilibrio, docilità ed intelligenza. E quando la tempesta della rivoluzione industriale cambiò il mondo, sovvertendone gli antichi rapporti e trasformando caccia e pastorizia in pittoreschi quanto anacronistici riti del passato, le qualità poco vistose ma fondamentali del cane da pastore decrementano il suo trionfo.
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